L’Amore ai Tempi della Convivenza (Frames)

da qualche tempo, penso ai miei nonni, che sono stati insieme 50 anni. Erano felici, si amavano, hanno lasciato questo mondo quasi contemporaneamente.  Hanno vissuto una vita intensa, avventurosa, poi tranquilla e serena.   Sono invecchiati insieme.

E da qualche tempo, osservo il mondo intorno a me, con occhi diversi, lucida e partecipante.   Da qualche tempo osservo il mondo dentro me, il mio. sento che l’amore vive indipendentemente dal mio volere, dal mio respirare, mangiare, muovermi, fare, non fare.

Leggo, scrivo, ascolto.  L’amore vero ha bisogno di solitudine per vivere.  Senza la distrazione della presenza, del suono della voce, dei tratti del viso, delle abitudini, delle piccole manie. Del fastidio.   Le stesse cose che la convivenza fa trascurare. La convivenza che può sembrare un punto di arrivo, la realizzazione di un sogno, la cura contro l’infedeltà.

I nostri nonni hanno vissuto felici per decenni, e ora si definisce lunga una relazione che dura qualche mese…tutto è veloce, tutto appare facile da prendere sugli scaffali di internet, di realtà irreali, e la convivenza diventa una gabbia, la fantasia viene usata per tutto ciò che rimane all’esterno.

La maggior parte dei nostri nonni conoscevano la guerra. Esistevano le ‘madrine di guerra’, dolci infermiere dell’anima che riscaldavano le fredde notti in trincea. Le persone erano costrette a star lontane, e nella distanza si desideravano, imparavano a conoscersi nel profondo, anche nel dolore.

tante famiglie erano costrette a vivere separate per il lavoro, le donne avevano un ruolo centrale nell’educazione e nella comprensione. Gli uomini lavoravano duro. I figli crescevano senza troppi vizi . Ognuno aveva un ruolo.

Ora, no. Ci si confonde, siamo confusi. Tutti. Troppe distrazioni, troppe tentazioni, troppa fretta di avere tutto. E tante volte , niente da perdere, né da prendere. Le donne venivano tradite dai mariti ed era socialmente accettato. ora anche le donne lo fanno con disinvoltura. Conquiste della civiltà.

Ci si sposava, era normale e naturale. Ora si convive. Forse nell’illusione di non esser legati da un contratto, ma di stare insieme senza definizioni.

Convivere è come bere troppo una sera, e dare la colpa del mal di testa ai mirtilli sicuramente lavati male al ristorante. Un alibi comodo. Se ci si lascia e si conviveva, la colpa è dell’altro che non ha voluto prendere un impegno serio. Se si va d’accordo, è merito della convivenza che non crea legami indissolubili. Il mirtillo lavato male.

Io non credo che le persone siano fatte per vivere stabilmente insieme, ma credo nella monogamia fisiologica. E il solo modo per poterla praticare, è mantenere vivo il desiderio. Fisico e mentale. stare con una persona che sia per noi il massimo. Non accontentarsi di uomini e donne che potenzialmente possiamo amare. Se non è accaduto non accadrà mai.

Ci vuole un mix di attrazione, valori, visioni di vita, fiducia. E ci vuole non il bisogno che l’altro riempia i nostri spazi vuoti, ma la necessità di esser se stessi.

La qualità del tempo passata insieme, è impagabile. E non ha nulla a che fare con il tempo passato ad espletare insieme i compiti imposti dalla vita.

Forse la crisi porta le persone a dover condividere gli spazi. Costa mantenere due case.

Ma io mi rivolgo a chi ha la possibilità di non vivere insieme, di essere eternamente fidanzati, anche quando si hanno dei figli.

Prepararsi quando sappiamo di incontrarci, mancarsi, aver voglia di sentirsi, raccontarsi, come i primi giorni, quando si passavano le notti a far entrare l’altro nel proprio universo. insegnar ai figli che amare non è imporre, ma lasciarsi liberi. Scegliersi ogni giorno.

Liberi di rispettare.

Liberi di essere.

Liberi di rendere felice chi ha scelto di starci accanto.

Convivendo anche da lontano. Con l’anima. Il modo più vero di amarsi, di sentirsi sposati.

L.C.

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