l’immunità

credevo di essere ormai immune dai sentimenti negativi, dalla rabbia, dalla gelosia, dall’odio.

Stando isolata , credevo che mi sarebbe mancato qualcosa, che mi sarei sentita in gabbia,che avrei avuto desideri fuori dalla mia vita del momento.

Invece no.

Più mi isolavo più sentivo di avere tutto ciò di cui avevo bisogno, tornando all’essenziale, alle cose più semplici e vere, aiutata certo dal fatto di avere una famiglia, una bellissima casa, un meraviglioso giardino.

Ogni giorno mi svegliavo ascoltando il cinguettio degli uccelli, prendevo il caffè da sola in giardino prima che gli altri si svegliassero. Era il mio momento. E sentivo silenzio, tutto era fermo mentre la mia mente correva.

Come sempre immaginavo di scrivere, cercavo di fermare le parole sullo schermo della mia mente, ma la routine mi impediva spesso di scriverle, almeno fino a sera.

E poi i lavori di casa, la scuola, i pranzi, le cene, le chiacchierate con le mie figlie, i momenti di tristezza e quelli di ilarità. Vita.

Temevo il momento in cui tutto sarebbe stato normale, perchè percepivo sensibilità nelle parole delle persone, degli estranei, sentivo voglia di parlare, di fare qualcosa di bello, di aiutarsi. Ma sapevo che sarebbe svanito tutto non appena la vita fosse tornata coi suoi ritmi normali, con le abitudini, senza essere costretti a stare a casa.

Io ho sempre amato stare a casa, il mio nido pieno di me e delle persone che amo, degli oggetti che amo.

Non credevo di trovare in giro qualcosa che potesse arricchirmi più che stare a contatto con me stessa nel mio mondo.

Ero triste per le mie figlie, perchè a 11 e 19 anni si deve avere contatti sociali, ci si deve divertire.

Io spesso mi annoiavo con le persone e anche quando uscivo era forte la voglia di tornare alla mia magione, senza draghi e pagliacci , senza quella sensazione di doverlo fare perchè tutti lo fanno.

Sono sempre stata una outsider nei miei tempi e nei modi.

Il mio mondo isolato mi piaceva, era confortevole, sicuro.

Ma come tutte le cose hanno un fine o un termine, le regole che hanno permesso più libertà, anche a me, hanno sortito l’effetto opposto, ovvero di volermi isolare di più.

Non ho mai amato la folla, gli estranei troppo vicini a me , la mia distanza sociale era ben definita nella mia testa e ho sempre creduto che la sovrappopolazione fosse un serio problema

uscivo per necessità, la città deserta, i viali e le piazze vuoti, ero felice.

Poi all’improvviso la libertà di tutti senza un senso civico è diventata la negazione della mia personale libertà.

Persone troppo vicine, senza mascherina, sprezzanti e arroganti.

Mi chiedevo come fosse possibile che da un momento di assoluti divieti si potesse passare ad un liberi tutti mal gestito, che pareva prender in giro chi nel lockdown ha messo impegno e dedizione, rispetto per gli altri.

E ho vissuto la rabbia. Verso i miei simili tanto diversi da me.

L’insofferenza verso i miei simili.

L’ennesima presa di coscienza che non siamo tutti uguali, no, lo sdegno per chi non rispetta le regole.

Continuavo a svolgere la mia vita in casa, ma provavo rabbia e non più quella sensazione di piacevole scorrere del tempo fatto di piccoli gesti.

Ero nervosa, odiavo le persone e mi rinchiudevo a fare compulsivamente in casa attività per non pensare che il mondo non sarebbe diventato migliore, anzi, la gente sarebbe uscita da tutto ciò impoverita nelle tasche e nello spirito.

La miseria umana, questo vedevo intorno a me e nelle immagini del tg e sui social.

Non ero immune da nulla.

Nel mio isolamento dorato stavo provando sentimenti negativi per estranei ignoranti , gli stessi che avrei disprezzato in libertà, e lo sconforto mi attanagliava.

Ma poi, un giorno qualunque, una sera qualunque, anziché guardare un film ho deciso di ascoltare musica, la colonna sonora della mia vita racchiusa in minuscolo ipod pieno della mia vita.

E ascoltando la mia musica, mi sono ritrovata.

La rabbia cedeva il posto alla compassione, l’intolleranza alla comprensione,

ero sempre io costretta o meno a stare a casa.

Mi sono chiesta cosa avrei voluto davvero fare.

E mi sono ritrovata esattamente nel mio qui e ora, ero nel posto in cui avrei voluto essere con le persone con cui avrei voluto essere.

In questi mesi ho fatto un viaggio, ma dentro me stessa.

Le privazioni, anche quelle di cui non abbiamo bisogno, ci fanno render conto di chi siamo, chi vogliamo con noi nelle nostre vite, chi non mi manca, chi è dannoso.

Appare tutto molto chiaramente, come i sentimenti , i fallimenti e i successi.

Ho avuto la conferma che mi piace la mia vita, e che non ho bisogno di niente di più, niente di diverso.

Come in un puzzle, a volte la mia confusione era provocata dalla paura, dall’incertezza, che mi costringeva a trovare ordine nel caos, quello che io stessa avevo creato.

Mi è bastata una sequenza di canzoni per ritrovarmi, per ritrovare chi sono e cosa voglio, di cosa ho bisogno.

E stasera andrò a dormire col cuore che trabocca d’amore e di bei pensieri, di speranza e di ottimismo. E un filo di malinconia, quella che amo e che mi permette di avere uno sguardo che guarda lontano.

Non si è mai immuni dalle sensazioni, quelle conosciute e quelle sconosciute. Mai.

Ed è un bene, perchè solo affrontando gli stati d’animo più veri in momenti difficili scopriremo chi siamo davvero, senza veli, nudi, veri, puri.

Domattina mi sveglierò e andrò a prendere il caffè in giardino, gli uccellini cinguetteranno e io sarò felice, o almeno contenta. di nuovo

l.c.

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