Si, viaggiare

sono appena tornata dal viaggio di nozze, con marito e figlie.

Una vacanza, un viaggio, gli occhi pieni di cose belle e il cuore denso di emozioni.

Eppure sono stata in un resort con gite organizzate, intrattenimenti e pasti serviti sempre alla stessa ora.

Spesso per godere appieno degli spettacoli offerti dalla natura e dalla storia, ho dovuto farmi forza, perchè mi ritrovavo circondata da persone maleducate, chiassose, volgari.

Ogni situazione reale o virtuale è lo specchio della società in cui si vive, e il decadimento della nostra è evidente.

Di fronte a spettacoli unici, i fenicotteri rosa a pochi metri, le piramici Maya, pochi godevano di ciò che stavano effettivamente vivendo. Quasi tutti guardavano attraverso il filtro dei tablet e del cellulare, dando l’impressione di aver bisogno di far vedere agli altri piuttosto che di vivere.

L’estate è la stagione dell’anno in cui il cattivo gusto e la volgarità si manifestano al meglio.

Forse perchè d’inverno nascosti dentro pesanti cappotti è più difficile dar sfogo al proprio gusto.

D’estate la gente impone il proprio modo di essere in maniera più invasiva. Ed è un trionfo di tatuaggi senza un nesso logico tra l’uno e l’altro come frigoriferi coi magneti, un tripudio di ciabatte da esibire anche a cena al ristorante abbinate alla canottiera, uno spreco imbarazzante di cibo al buffet se si incappa nella formula all-inclusive.

Ricordo i miei nonni che mi raccontavano la loro crociera nel viaggio inaugurale della nave Michelangelo, e riguardo le loro fotografie. Sempre eleganti, la nonna adagiata sulla sdraio sul ponte col foulard di seta che le incorniciava il viso, i suoi abiti cuciti a mano tempestati di perline abbinati alla borsetta…e mi commuovo.

Nonno mi parlava delle hostess come di dee scese dall’olimpo per mettere a proprio agio i passeggeri tra flute di champagne e frasi gentili, eleganti e colte.

I miei viaggi in aereo assomigliano sempre più a viaggi della speranza, nella speranza almeno di non avere di fianco qualcuno che si tolga le scarpe da ginnastica senza calzini e che non apra la pietanziera con melanzane alla parmigiana e uova sode.

E le hostess se viaggi in Business sono mediamente carine e garbate, elargiscono sorrisi e bottiglie d’acqua con deliziose trousse di benvenuto. Ma se viaggi in Economy class sono decisamente meno gradevoli alla vista, ti lasciano disidratato per ore portandoti , innervosite, bicchieri d’acqua che dopo 2 sorsi son finiti, e trattandoti male se ti lamenti perchè le cuffie che ti hanno lasciato non funzionano.

ho passato parecchio tempo nlla mia vita a preparare e disfare bagagli, sempre più meticolosamente, per non perdere tempo all’arrivo a destinazione. Bustine sigillate di plastica divise tra medicine, make up, prodotti da bagno, bagaglio a mano con un cambio abiti e medicine nel caso in cui le valigie venissero perse. Passaporto, biglietti, carta di credito e e denaro pronti almeno una settimana prima della partenza. Pochi abiti e tante scarpe. Da quando sono madre il lavoro è aumentato, e le mie figlie amano preparare abiti da indossare la sera in vacanza, per se stesse, per noi 4.

Senza mai cadere nell’ostentazione, io credo sia garbato voler essere gradevoli per se stessi e per gli altri, per la propria famiglia. un abito di seta, un pantalone di lino, una camicia bianca…a volte a tavola sembrava di vivere un frame di ‘brutti sporchi e cattivi’. Noi vestiti in modo semplice, ma almeno vestiti, e intorno a noi un tripudio di ciabatte, canottiere, e paillettes, si perchè la paillette per la donna fa subito eleganza, soprattutto se abbinata ad un sandalo gioiello. E per l’uomo un total white da gelataio è una certezza. Ahimè.

L’eleganza è semplicità, l’eleganza è garbo.

Si può essere principesse in un abito del mercato e sgualdrine in un Armani.

In aereo sono stata maltrattata da una signora con famiglia che si era seduta nei nostri posti e alla quale ho chiesto cortesemente di spostarsi.

All’imbarco del volo sembrava che la gente stesse scappando da una epidemia mortale per trovare rifugio sull’aereo, erano tutti accalcati l’uno sull’altro, quando dall’evento delle carte d’imbarco il tuo posto è assegnato e nessuno te lo può rubare.

Ci sono poi quelli che sostengono che viaggiare debba necessariamente essere faticoso, che si debba patire, procacciarsi il cibo tra gli autoctoni, dormire per terra, lavarsi poco per tornare alle origini, perchè altrimenti non è un vero viaggio ma un borghese passatempo.

Credo che in una o due settimane sia difficile conoscere una cultura o un popolo, anche se si mangiano bacche o licheni dormendo in tenda e trascurando l’igiene personale.

Sul volo li riconosci i veri viaggiatori. Indossano sempre abiti in tessuti tecnici, zaini con infinite tasche, occhiali da ghiacciaio per il sole più intenso, e tutto ciò anche se vanno a Londra.

Io ho sempre amato la comodità, sin da giovane. La mia prima vacanza con gli amici è stata in un appartamento a Cap d’Antibes, non certo lussuoso ma decente, si faceva la spesa, si andava in spiaggia, a ballare, sempre educati , ci si vestiva a seconda dell’occasione. Avevamo 18 anni.

I cafoni c’erano , certo, ma di solito stavano tra loro, erano una specie protetta che si autoescludeva.

Ora è tutto diverso.

La cafonaggine è un male trasversale, che tocca ogni ceto, cultura e habitat.

Tornando al mio viaggio, forse non ho conosciuto l’intera storia dei Maya, né la cultura messicana, ma con la mia famiglia abbiamo nuotato coi delfini, visto i fenicotteri rosa, scalato una piramide nello Yucatan, ascoltato i mariachi suonare e cantare canzoni della colonna sonora del film sulla vita di Frida Kahlo, abbiamo riso, abbiamo vissuto con intensità e condiviso 7 giorni in un’altra realtà, e abbiamo scattato qualche foto. ci siamo isolati e mescolati.

come sempre, ho sentito la mancanza dei miei amici, delle nostre conversazioni, del nostro modo di divertirci, di essere, di condividere. la sera quando il vento caldo soffiava e la luna risplendeva nel cielo, bevendo un Mohito  dedicavo loro un pensiero , ringraziandoli per questo regalo di nozze, di vita, e per farmi sentire  amata e rispettata, per farmi ridere e per essere sempre accoglienti,  presenti, parte della mia famiglia.

Guardavo mio marito meraviglioso con la sua camicia bianca e il suo sorriso irresistibile, le mie figlie belle e serene coi lunghi capelli scompigliati dal vento, e pensavo che loro sono i miei gioielli, i miei abiti, il mio viaggio e desideravo solo di poter vivere così, ovunque, sempre. continuando a scoprire  con loro la vita.

L.C.

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