Tempi Moderni (Frames)

c’era una volta un tempo in cui tutto era più chiaro e limpido.

Le persone erano felici di dimostrare amore e buoni sentimenti, in famiglia tutti si proteggevano e ci si mostrava uniti e forti contro gli attacchi di chi era fuori dal ‘cerchio’.

Le donne erano gelose della avvenente segretaria del marito. Gli uomini erano gelosi della moglie quando andava a far la spesa vestita bene e di intratteneva in chiacchiere troppo a lungo col macellaio.

Si frequentavano solo le persone che erano simpatiche e potevamo aiutarci (i cosiddetti ‘amici’) e i bambini venivano puniti se facevano le marachelle, anche con uno schiaffo.

Esisteva la ‘stretta di mano’, che suggellava patti ben più profondi di qualunque contratto, esisteva una frase , ‘ti dò la mia parola’, detta guardandosi negli occhi, che pesava come un macigno ed era una promessa solenne, valida ed efficace.

Tutto ciò appare ora come un film vecchio e patetico, di quelli in bianco e nero che si intravedono passare alla tv del salotto nei film romantici, per sottolineare che il protagonista è depresso e sta passando il sabato sera a piangere bevendo vino e mangiando gelato.

Le persone si odiano e si frequentano x convenienza, la gelosia è un sentimento che viene reputato sconveniente e volgare, o diventa violenza, le famiglie si distruggono in nome del denaro e del potere, i bambini vengono cresciuti come piccoli arroganti ai quali tutto è concesso, da genitori ancor più arroganti e maleducati.

I segreti, le confidenze. Beni preziosi da condividere con discrezione con chi li può capire, come una bottiglia di Whiskey da bere di nascosto all’epoca del proibizionismo.

Non mi piace questo tempo, troppo veloce e caotico, un tempo in cui devi temere di esibire i tuoi sentimenti, per non venire tacciato di esser anacronistico e antico.

Un tempo in cui i genitori trascurano i figli e li portano dallo psicologo per scaricarsi la coscienza.

Un tempo in cui le persone hanno raggiunto liveli di maleducazioe ed edonismo che calpestano e feriscono altre persone con la violenza di un uragano.

Un tempo in cui c’è solo da augurare a tutti di non aver mai bisogno di niente e nessuno, perchè i rapporti sono superficiali e le persone ti stanno accanto fino a che sei in auge e divertente, e partecipi a feste ed eventi, o li organizzi, e tutti si compiacciono del conoscerti, esibendoti come un trofeo. Lo stesso trofeo da nascondere nel ripostiglio non appena socialmente non sei più lucente.

Le famiglie si dividono, si sgretolano, diventano come organismi monocellulari con figli unici viziati, e perdono la forza dell’unione, sprecando tempo e denaro per lotte di potere in cui alla fine tutti perdono. Anche in dignità.

Meglio crearsi la propria piccola vita, vera, fatta di affetti e di persone ale quali non interessa come appari agli occhi della società, ma come sei, coi tuoi dolori e le tue paure, le tue debolezze e il tuo credere disperatamente in qualcosa. L’amore. Quello che non ha bisogno di grandi cose, ma di quelle invisibili, infinitesime. Solo quello dura per sempre, e ti protegge dal male dell’invidia, del disagio degli altri.

Ama. Lasciati amare. Scopriti, spogliati dei vestiti del conformismo e dal tepore della coperta del quieto vivere. Esprimiti, con garbo e gentilezza che sono armi potenti al giorno d’oggi. Disarmano anche i più arroganti.

Se qualcuno ti sta antipatico, non frequentarlo.

Se qualcuno ti ferisce, diglielo.

Se qualcuno ti tradisce, allontanalo.

Sembra che l’indifferenza e il non esprimere sentimenti sia molto à a page. Al contrario, incazzarsi, esprimersi, sia considerato volgare.

E le terapie di psicoanalisi sono orami un’abitudine. La popolarità sono i likes dei social. Ci si scrive post con faccine anziché provare piacere nell’ascoltare e nel parlare.

Quando si potrebbe parlare col proprio compagno, con gli amici, con i genitori.

Nessuno ha la bacchetta magica per farci guarire, ma liberarsi dei propri pesi ed esprimersi, libera l’anima. Sempre. Anche se è faticoso e fa paura.

C’era un tempo in cui genitori e figli parlavano a tavola, litigando rumorosamente, ridendo.

Ora, si sta zitti ad osservare di nascosto sotto il tavolo il proprio smartphone.

Tutti insieme.

L.C.

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